A casa, una cucina e un po' di maldischiena.
Una serata improvvisata con una collega che mi ha chiesto di seguirla. Dove l'avrei scoprendo appena i taxi si sarebbe fermato. E io seguo.
Perché buttarmi proprio mi piace. Un po' come cambiare città o prendere un treno di notte, ma queste sono altre storie.
Salgo con lei, al tassista dice un indirizzo di Milano a me sconosciuto. Zona Pagano, l'altra parte della città. Bah. Io mi fido. Quando sono gli altri a gudare il gioco che si è scelto di accettare, non resta che fidarsi e farlo a cuore leggero.
Scendiamo davanti a un palazzo similbarocco. E' un party (oh Yeah) di un'agente letteario. Un'agente con l'apostrofo perché si tratta di un donnone con capelli rosso Jessica e nome inglese (dna italiano...).
Zigzagavo tra bicchieri di vino (plastica o calici per i più fortunati di vetro), giacche grigie e occhiali quadrati. Pance. Quanti chili di troppo hanno gli editori? Forse solo quelli con il conto in banca potente (penso ai miei colleghi....nessuno chilo di troppo, anzi...). Quaranta, cinquanta, sessant'anni. Pance, vino, parole smunte o in inglese. Due giovani, carini, gay. Una coetanea anoressica. In un attimo mi sento proiettata dentro il Diavolo veste Prada. Due chiacchere carine con l'editor ragazzi feltrinelli, carina e simpatica, e con quello fanucci, anche lui ganz, e a quanto dice ottimo cuoco.
Ancora un po' di vino (per me poco vino e succo di frutta all'arancia, come i bimbi...), un po' di sani carboidrati, che se sono a spese altrui hanno un gran buon sapore.
Musica..no, non c'era. Bah. Jessica ha mancato in musica e camerieri bellocci (ai quali sbirciare il deretano). erano un po' i motivi per cui ero fiera di essere lì. I cameriei. Quelli che non c'erano, insomma. Quindi sfiga.
Ore 21.30 furoi dopo aver recuperato la mia amica collega, che nel frattempo scopro aver fatto mille lavori e aver vissuto un po' ovunque.
Io, con stretta al cuore l'Impruneta mi metto in metro. direzione LiMa, casa mia.